Categoria: Storia e le Scale Elicoidali nel Mondo
Scale Elicoidali ed Acquedotti Romani – La storia della Scala Elicoidale di accesso all’Acquedotto di Virgo presso Villa Medici a Roma
Oggi la nostra redazione ha deciso di viaggiare, ma non un semplice viaggio come quelli che abbiamo compiuto assieme fin’ora. Oggi viaggiamo nel tempo! La scoperta, o la “ri-scoperta” delle Scale Elicoidali, non trova ostacoli o confini, nemmeno nello scorrere del tempo.
Infatti le Scale Elicoidali erano opere conosciute ed apprezzate fin dall’antichità.
In Italia, prima di ogni altro dove, ma in generale nel mondo. Oggi ci fermiamo a Roma “Caput Mundi” e scendiamo nelle viscere della terra per andare ad ammirare l’Acquedotto Vergine.
Degli 11 acquedotti costruiti dagli antichi romani, l’acquedotto vergine è l’unico ancora perfettamente in funzione. Inaugurato nel 19 a.C da Agrippa e realizzato per alimentare le sue terme nei pressi del Pantheon.

La storia di questo acquedotto è molto interessante e ci porta piano piano a capire dove e come possiamo scovare nel sottosuolo di Roma, delle magnifiche Scale Elicoidali.
Essendo alla ricerca di nuove fonti acqua, Agrippa arrivò a scavare fin nella zona dell’attuale Salone dove, grazie all’intervento e all’aiuto di una giovane donna, riuscì a scoprire una sorgente. In memoria della giovane donna complice della scoperta della sorgente (o per la purezza delle acque trovate), l’acquedotto che vi venne costruito, prese il nome di “Vergine”.
Questa fu una vera e propria opera monumentale, i Romani superarono loro stessi progettandola e costruendola. L’Acquedotto vergine è quasi interamente sotterraneo e con una lunghezza di quasi 20 chilometri, l’acqua scorre ad una pendenza massima di 30 centimetri per chilometro.

L’acqua di questa fonte alimenta innumerevoli altre opere che ancora oggi possiamo ammirare visitando la nostra capitale: Fontana di Trevi, il Bottino di via Lata, il Babbuino di via Babbuino, la Scrofa (oggi secca), la punta del Pantheon fino a Fontana dei Fiumi di piazza Navona.
Una struttura così imponente e magnifica, necessitava (e necessita tutt’oggi) di un’attenta e accurata manutenzione. Quindi per potervi accedere sono stati creati vari punti di ingresso. Ed eccoci arrivati al punto. Uno di questi ingressi è costituito niente di meno che da una magnifica (e al quanto ardita) Scala Elicoidale.
La struttura della Scala Elicoidale venne realizzata successivamente all’acquedotto, in epoca rinascimentale e vi si accede nei pressi di Villa Medici.
La Scala intera è stata realizzata completamente in pietra ed è particolarmente articolata. Si snoda nelle profondità del sottosuolo fino ad arrivare al dedalo della struttura sotterranea dell’Acquedotto che trasporta la così detta Acqua di Virgo.
Se state organizzando un tour nella capitale italiana, non potete lasciarvi scappare una visita a questa meravigliosa Scala a Chiocciola e allo splendido Acquedotto al quale vi condurrà!
Buona visita a tutti!
Scale Elicoidali del ‘400 italiano – Palazzo Ducale e La Scala a Lumaca del Torrione
Un salto nel quattrocento italiano per riscoprire un capolavoro dell’architettura nostrana.
Oggi, passando Da Urbino, abbiamo deciso di fermarci a rimirare l’imponente Palazzo Ducale di Urbino, costruito per volere di Federico da Montefeltro.
Già di per se questa struttura richiederebbe tutta l’attenzione e la dedizione per studiarne i minimi particolari, ma come sempre, a noi di Edilco, piace soffermarsi sui particolari che fanno la vera differenza tra semplice architettura ed arte.
Racchiusa nel cuore del Palazzo Ducale, è infatti celata una meravigliosa Rampa Elicoidale.
Ma procediamo con ordine.
La progettazione del Palazzo era passata nella mani del rinomato architetto Francesco di Giorgio Martini, a seguito della partenza di Laurana per Napoli.
Francesco di Giorgio dedicò molto tempo ed energie a completare ampie porzioni del palazzo, nonostante i mille impegni per i quali era assiduamente richiesto. Tra i suoi interventi relativi al Palazzo ricordiamo, ad esempio, la facciata ad “L” su piazza Rinascimento, gli spazi privati (decorazioni di finestre, camini, architravi, capitelli), gli impianti idrici, le logge, la Terrazza del Gallo, il Bagno del Duca, il giardino pensile e forse il secondo piano del cortile, oltre al raccordo con le strutture sottostanti fuori le mura. Ma i suo genio non si limitò a tutto questo (come se non fosse già abbastanza sufficiente!).

Infatti si ingegnò moltissimo per creare l’imponente Torrione circolare, che da piazzale Mercatale (così denominato perché vi si teneva il mercato) fino al piano del Teatro di Urbino.
Il Torrione nascondeva al suo interno una splendida Scala Elicoidale, meglio detto Scala a Lumaca.
La Scala Elicoidale era stata concepita per un duplice scopo. Doveva permettere al Duca Federico da Montefeltro di raggiungere direttamente a cavallo le scuderie ducali, senza dover quindi scendere e proseguire a piedi e, contemporaneamente, dargli la possibilità di controllare, senza essere visto, il lavoro degli inservienti nei locali adiacenti adibiti alle stalle .
Il torrione, nel quale si trova la Scala Elicoidale, fungeva anche da struttura protettiva al Palazzo. Grazie a questa struttura protettiva, nonché funzionale, il duca si era garantito una Scala di tutto rispetto, che gli permettesse una comoda ascesa fino ai piedi del Palazzo Ducale e al “Data”, ovvero l’Orto dell’Abbondanza, nonché alle grandi scuderie e stalle poste a metà altezza, nel seminterrato.

Più avanti nei secoli e per l’esattezza nell’800, nella parte superiore della Scala Elicoidale a Lumaca, venne edificato il Teatro Sanzio, ad opera dell’architetto Vincenzo Ghinelli.
Purtroppo fu proprio durante quel periodo che il torrione e la relativa Scala Elicoidale, conobbero il proprio declino. Infatti la struttura venne abbandonata e il torrione e la scala interna, riempiti di detriti e terra, utilizzati, al fine, come base per il teatro.
Fu solo recentemente, negli ’70, che la Rampa Elicoidale venne riscoperta e riportata alla luce
grazie ad un intervento di recupero dell’architetto Giancarlo De Carlo che riusci sapientemente a reintegrala nel circuito cittadino, preservando anche la struttura del teatro.
Ad oggi la Rampa elicoidale ora è impiegata per attività culturali e noi di Edilco Scale, vi invitiamo, se vi troverete a passare da Urbino, a visitarne tutto il suo splendore per apprezzare l’ingegno architettonico italiano in ogni sua forma.
Scale Elicoidali e Misteri – Scala Elicoidale della chiesa Neogotica Nostra Signora della Luce a Santa Fè in Messico
Anche le Scale elicoidali hanno le loro leggende.
Non potevamo non parlarvi prima o poi di una leggenda legata per l’appunto al mondo delle Scale elicoidali e… dintorni!
Per raccontarvi questa storia, dobbiamo volare fino in Messico, per l’esattezza sino a Santa Fè.
Questa città ha origini antiche e con il passare del tempo si è trasformata in uno dei più grandi centri commerciali di tutta l’America Latina. Inizialmente nato come un piccolo e semplice villaggio, vanta adesso una superficie sorprendente e una distribuzione sul territorio molto vasta.
L’architettura di Santa Fè è molto variopinta e abbraccia diverse correnti. Noi ci soffermeremo sulla corrente neogotica, stile di cui può vantarsi la splendida chiesa di Nostra Signora della Luce di Santa Fè.
Questa Chiesa venne costruita sul progetto dell’architetto Mouly, ma venne edificata commettendo un errore!
Al termine dei lavori infatti si accorsero che all’interno della costruzione non era stato previsto, ne tanto meno costruito, un collegamento tra la tribuna e il coro, che si trovava nella galleria sopra la cappella.
Le suore della piccola chiesa interpellarono molti carpentieri per risolvere il problema, ma nessuno riuscì ad installare una Scala nell’angusto spazio lasciato a disposizione. Disperate allora le buone suore, rivolsero una novena a San Giuseppe, simbolo di tutti i “Falegnami” e poi, con fiducia, aspettarono l’aiuto della Divina Provvidenza. Proprio nell’ultimo giorno della novena, bussò alla porta della Chiesa, un falegname, che dichiarò di poter costruire la Scala di cui necessitavano le suore. L’uomo possedeva solamente una sega, un martello ed una squadra a T.

Secondo la testimonianza delle suore, il falegname costruì la scala elicoidale senza l’aiuto di nessuno, senza usare chiodi, ma semplicemente dei perni di legno che immergeva in secchi d’acqua. Dopo solo 6 mesi, il carpentiere terminò il lavoro e sparì senza lasciare tracce. Non aspettò nemmeno di essere pagato. La Scala era pronta, una splendida Scala Elicoidale a due spirali complete e contrapposte.
La sorella Madre provò allora a recarsi presso la segheria locale per pagare il lavoro e il legname utilizzato, ma alla segheria nessuno conosceva l’uomo che aveva costruito quella meravigliosa Scala Elicoidale e il legno utilizzato per la realizzazione non sapevano da dove venisse.
La notizia di sparse velocemente e l’opera fece presto ad essere attribuita addirittura a San Giuseppe. In molti credettero infatti che il carpentiere, artefice di quella splendida Scala Elicoidale, fosse lo stesso San Giuseppe.
Fu così che nacque la leggenda della Scala Elicoidale della Chiesa neogotica della città di Santa Fè in Messico. La Scala venne definita “Miracolosa” e la Chiesa divenne meta di pellegrinaggi.

Il mistero legato all’uomo che l’ha costruita, alle tecniche innovative utilizzate nella progettazione e il legname utilizzato di cui nessuno conosce la provenienza (esperti affermano che nella regione non è presente nulla di simile!) hanno alimentato miti e leggende.
Ancora oggi sono molti i visitatori di questa spettacolare opera, una Scala Elicoidale costruita a metà dell’800 che può vantare curve dei montanti così perfette da far nascere stupore ed incredulità se si pensa che è stata realizzata da un solo uomo, in un luogo isolato e con strumenti rudimentali.
Scala Elicoidale Palazzo Cini – Venezia tra sogno e realtà la Scala Elicoidale progettata da Tomaso Cini
Oggi ci spostiamo a Venezia!
Venezia, la città che l’intero Mondo ci invidia!
Tra i mille e più tesori ed opere d’arte che questa magnifica città nasconde, ce n’è uno, in particolare, di cui vi vogliamo parlare oggi.

Come sempre noi del blog di Edilco Scale, viaggiamo e “navighiamo” per il web e per il mondo reale, in cerca di ispirazione per le nostre opere e per i nostri articoli.
Questo mese la nostra attenzione è stata attirata da una meraviglia veneziana, nascosta nel cuore della città e per l’esattezza in Località S. Vio. Il distretto di s. Vio è il cuore pulsante della città lagunare e proprio qui, su circa un mezzo kilometro quadrato, si trova una delle più alte concentrazioni d’arte nel mondo intero.

Si spazia infatti dalla Galleria Dell’Accademia (che racchiude moltissimi capolavori veneti dell’arte contemporanea), a Punta della Dogana, fino ad arrivare a Palazzo Cini, la perla di cui oggi vi vogliamo parlare.
Il Palazzo era la residenza del Conte Vittorio Cini, fondatore dell’omonima Fondazione, ed è stato completamente restaurato. Al suo interno è racchiusa una grandiosa collezione privata di opere d’arte. La casa museo ospita una serie di opere del rinascimento fiorentino tra le quali figurano Giotto, Guariento, Beato Angelico, Filippo Lippi, Botticelli, Piero di Cosimo, Jacopo Pontormo, e poi del rinascimento estense con opere di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Ludovico Mazzolino, Dosso Dossi.

Ma arriviamo al dunque! Il ponte di collegamento tra tutte queste magnifiche opere, non poteva che essere rappresentato, da un’altra splendida realizzazione architettonica: La Scala Elicoidale che collega il primo e il secondo piano del palazzo, progettata e realizzata da Tomaso Buzzi.
Architetto, progettista e arredatore italiano, realizzò questa bellissima Scala Elicoidale in perfetto stile neo rococò.
La Scala Elicoidale, assieme a tutta l’illuminazione e le decorazioni immaginifiche del palazzo, vennero pensate e costruite tra il 1958 e il 1959. Successivamente furono oggetto di restauro per riportale al loro antico splendore.
Grazie a questi interventi, oggi Palazzo Cini e le sue meraviglie, compresa la Scala Elicoidale che porta al secondo piano, possono essere ammirate da tutti quelli che decidono di fare una passeggiata indietro nel tempo.

E come sempre, Edilco Scale, vi invita a visitare questi capolavori dell’architettura italiana, a trarne ispirazione e beneficio, come facciamo noi, quando, davanti ad un foglio bianco, iniziamo a pensare alla progettazione della vostra personale Scala Elicoidale da Interni!

Scale Elicoidali Toscana – Tra vigneti e opere d’arte le più belle Scale Elicoidali del centro Italia
Questa volta vogliamo parlarvi per immagini!
Perché la struttura che vi presentiamo in questo articolo, parla da sola e racconta una meravigliosa storia, una storia d’amore tra l’uomo e la natura.
Signore e signori, ecco a voi: LE CANTINE ANTONORI!

Nel cuore della Toscana, a metà strada tra Firenze e Siena, sono state progettate queste rinomate cantine. Il progetto è stato curato da Archea Associati che ha saputo, attraverso l’architettura, valorizzare il paesaggio e il territorio circostante attraverso un percorso progettuale incentrato sulla sperimentazione geo-morfologica, trasformando un manufatto industriale, nel simbolo della simbiosi tra l’opera dell’uomo, il suo ambiente di lavoro e l’ambiente naturale.

L’intero edificio è incentrato sul profondo e radicato legame tra l’uomo e la terra. Ogni suo muro, ogni mattone, ogni colonna, sono stati concepiti per fondersi e con-fondersi con la natura e le sinuose linee delle colline circostanti coltivate a vigneti.
All’interno di una tale opera d’arte, non potevano che essere inserite delle Scale Elicoidali.

Ebbene si, le ritroviamo anche qui! Le Scale Elicoidali non possono mancare all’interno di un progetto di tale raffinatezza e portata perché con la loro eleganza e la loro ricercatezza, riescono a conferire ulteriore pregio e distinzione alle Cantine Antinori.

Meravigliose volute dal colore della terracotta, si affacciano su paesaggi incantati che circondano, come un mare placido di uva, la tenuta Antinori.
Fortunatamente questo splendido edificio con relative cantine e Scale Elicoidali è visitabile. In questa occasione vogliamo anche riportarvi i contatti per avere maggiori informazioni per un eventuale visita:
www.antinorichianticlassico.it
Ne vale veramente la pena.
Per concludere vogliamo spiegarvi perché vi abbiamo voluto parlare proprio di questo edificio e delle sue Scale.

Edilco Scale trae ispirazione per le proprie opere da tutto ciò che lo circonda, crea con passione e attenzione ogni più piccolo ed insignificante dettaglio che sappiamo farà la differenza per voi, e per noi, nella realizzazione finale. Qualunque sia la vostra idea di Scala Elicoidale, dalla più semplice e classica, a quella più eccentrica e celebre, come le Scale Elicoidali delle Cantine Antinori, sapremo cogliere per voi e con voi, i dettagli che faranno di una banale Scala da Interni, la più grandiosa opera che abbiate mai immaginato.


Scala Elicoidale a base ottogonale – Faro Voltiano San Maurizio sul Lago di Como
Continua il nostro viaggio nei fari italiani e non solo!Oggi parliamo di Volta e di Como e naturalmente di Scale Elicoidali!
Le più belle e stravaganti Scale si trovano all’interno dei Fari. Romantici, misteriosi e particolarmente interessanti dal punto di vista architettonico, i Fari hanno da sempre stuzzicato l’immaginazione popolare, insinuandosi nella fantasia di chiunque li osservi. L’Italia è un paese di mare costellato da molti fari che svettando su scogliere a picco sul mare e… Laghi. Esiste un Faro, a Como, che racchiude al suo interno una bellissima Scala Elicoidale che si attorciglia per tutta la lunghezza della torre, come un tralcio di vite ad un pergolato in ferro battuto.
Il Faro Voltiano!

Dedicato alla memoria di Volta, venne eretto in occasione del centenario della morte di Alessandro, ingegnere, chimico e fisico italiano.
Il Faro e la relativa Scala Elicoidale, si trovano a Como, sul lago di Como per l’esattezza. Il Faro si affaccia sul promontorio a picco sul primo bacino del Lago di Como, con una splendida veduta sulla zona della città che spazia fino al panorama mozzafiato delle Alpi. Addirittura nella notte, la luce del faro voltiano è visibile sino a cinquanta chilometri di distanza.
Il Faro, così come il Tempio Voltiano, venne costruito nel 1927 per celebrare il centenario della morte di Alessandro Volta e l’avvento dell’era moderna raggiunta grazie alla rete per l’illuminazione e per la diffusione della corrente elettrica nella città di Como.
Gabriele Giussani fu il progettista e l’ingegnere grazie al quale venne costruito ed eretto Faro e relativa Scala Elicoidale.
La torre del faro ha una base ottagonale che svetta per ben 29 metri.

La Scala Elicoidale al suo interno conta 143 gradini, che portano sino alla sua sommità.
Raggiunta la cima della Scala Interna, è possibile godere di un meraviglioso panorama che spazia dalla zona di Como, si allarga sul primo bacino del Lago, fino ad abbracciare le meravigliose Alpi.
Inoltre, di notte, come abbiamo detto, la luce del faro ha una portata di ben 50 km di distanza.
Il faro ci ricorda una tappa fondamentale nella storia dell’umanità segnata dall’invenzione della pila, definita da Einstein ” LA BASE FONDAMENTALE DI TUTTE LE INVENZIONI “.
Indipendentemente poi da Volta, dalle pile e dalle invenzioni che hanno modificato il corso della storia, questa struttura ci ricorda anche che, se prestiamo attenzione a quello che ci circonda, troveremo la bellezza di un’armoniosa struttura elicoidale in molte più progetti e impianti di quelli che immaginiamo.
Le Scale accompagnano da sempre l’uomo, nell’ascesa verso il progresso, la tecnologia e il miglioramento globale.

Scala Elicoidale a servizio della sicurezza – Visitate con noi la Scala Elicoidale all’interno del Faro delle Balene
Come ultimo articolo per il 2017, ci spostiamo sulle rive dell’Atlantico e più esattamente in Francia, vicino alla città del La Rochelle. Siamo sull’Isola del Re di Francia, per visitare il famoso faro delle Balene.
Adesso potreste tranquillamente chiedervi cosa ha a che fare un faro con le Scale Elicoidali.
Non tutti i tesori che noi ammiriamo e ricerchiamo si trovano dentro i Musei più conosciuti al mondo, o sono esposte in saloni di palazzi e ville storiche.
Anche qui, nella lontana Isola del Re, possiamo trovare, nascosta “sotto gli occhi di tutti”, un esempio di splendida costruzione Elicoidale. Ma partiamo dall’inizio (anche se siamo alla fine dell’anno ;).
La punta settentrionale dell’Île de Ré reca la traccia della storia delle numerose incertezze di cui fu causa e testimone.
Il nome di questo faro deriva da grandi fatti e tragici eventi. Su questa spiaggia infatti, qualche secolo fa, si arenavano, niente meno, che le Balene.
I giganti dell’oceano si incagliavano drasticamente sulla sabbia dorata della costa e non riuscivano più a prendere il largo. Ecco quindi il nome “spiaggia delle Balene”. Purtroppo non erano solo questi grossi mammiferi a rimanere imbrogliate dal gioco delle maree, ma anche e sopratutto le navi.
Anche i marinai più esperti non riuscivano a domare le onde che si infrangevano sulle coste francesi e andavano, inesorabilmente a schiantarsi contro l’alta muraglia di scogli che protegge l’entroterra.
Di necessità, virtù. I francesi si resero conto velocemente di aver bisogno di una guida notturna per l’identificazione dell’andamento costiero e decisero quindi di costruire, su questo promontorio, un Faro.
Ecci quindi arrivati all’ingresso di questa splendida costruzione ottocentesca.
Fu infatti nel 1825 che gli abitanti dell’Isola di Francia videro la realizzazione completarsi e rendere più sicure le loro coste.
Il Faro è uno dei più alti in Francia. Svetta verso il cielo per ben 57 m e l’accesso alla sua sommità, visitabile tutto l’anno, è possibile tramite una stupenda Scala Elicoidale che sinuosamente sale verso l’alto, contando al suo attivo non meno di 257 scalini.
Per chi è deciso a sfidare la “torre Scala” e raggiungerne la vetta, viene ricompensato da una meravigliosa vista a 360° sulle spiagge della Conca e sulla Costa Selvaggia, la foresta nazionale e l’intera isola!
Da ammirare non c’è solamente la Scala Elicoidale al suo interno, ma anche la lampada del faro stesso. Il Faro delle Balene infatti ha funzionato a petrolio fino al 1882, in seguito è stato munito di una centrale di produzione elettrica, poi raccordato alla rete elettrica nazionale dopo la seconda guerra mondiale.
È tuttora in attività e la sua luce ha una portata di 50 Km circa. Oltre 160,000 persone lo visitano ogni anno e decidono di affrontare e sfidare la Scala Elicoidale al suo interno, per raggiungerne la sommità e godere di un panorama unico al mondo.
Edilco Scale ama e apprezza ogni forma d’arte, ma ciò che più ci rende veramente felici e vedere come una Scala Elicoidale ben progettata e costruita, possa rendersi, non solo bella da vedere e sfoggiare, ma anche utile all’uomo per la sua sicurezza in mare e sulla terra.
Il nostro viaggio alla scoperta delle più belle, strane e uniche Scale Elicoidali al mondo, continua nel 2018.
approfittiamo di questo piccolo spazio web, che ci siamo voluti ritagliare, per augurarvi buone feste e un felice anno nuovo.
Alla prossima Scala!
Scala Elicoidale a Napoli – Palazzo Mannajuolo neobarocchismi dell’architettura napoletana del Seicento e del Settecento
Palazzo Mannajuolo è un palazzo sito a Napoli in via Filangeri, nel cuore del quartiere chic, Chiaia, della città partenopea.
Simbolo dell’architettura Liberty della città, l’edificio fu realizzato e progettato da Giulio Ulisse Arata con la collaborazione dell’ingegnere Giuseppe Mannajuolo (quest’ultimo proprietario del suolo edificato) e con l’ingegnere Gioacchino Luigi Mellucci.
Il Palazzo rappresentò il primo esempio di architettura moderna, costruito e realizzato con le più moderne tecniche edili. Infatti per la sua realizzazione venne utilizzato: IL CALCESTRUZZO ARMATO.
Eretto tra il 1909 e il 1911, la struttura è influenzata dalle esperienze moderniste e dalla scelta di utilizzare un linguaggio locale, come l’adozione di neobarocchismi dell’architettura napoletana del Seicento e del Settecento. In particolare, quest’ultima scelta si manifesta nell’impostazione scenografica dell’edificio, che si innalza sul fondo di via dei Mille.
Sicuramente un edificio da visitare e apprezzare tanto all’esterno, quanto al suo interno.
Palazzo Mannajuolo infatti nasconde al suo interno una meravigliosa Scala Elicoidale in marmo che rapisce lo sguardo del visitatore nel vorticoso gioco della sua sinuosa spirale ellissoidale.
La composizione è impostata sulla parte centrale di matrice ellissoidale, caratterizzata dal gioco di pieni e vuoti e dalla presenza di grandi vetrate; nella parte centrale dell’edificio è alloggiata la scala principale ancora ellissoidale, in marmo a sbalzo e con balaustra in ferro battuto.
La Scala Elicoidale di Palazzo Mannajuolo è una vera e propria opera d’arte che conferisce carattere e personalità all’intera struttura.
Un altro capolavoro dell’architettura italiana scoperta per voi dal blog di Edilco Scale. Lasciatevi guidare tra le meravigliose opere d’arte in Italia e nel mondo, dalla nostra esperienza e dalla nostra passione per le Scale Elicoidali, vi mostreremo arte e cultura italiana e non solo che vi aprirà un intero nuovo panorama da scoprire, ammirare e amare.
Scale Elicoidali a Pianta Ovale – da Roma a Modena oggi ci fermiamo a Vignola per ammirare la Scala Elicoidale di Palazzo Barozzi
Palazzo Barozzi è un elegante palazzo rinascimentale costruito negli anni 1560-1967 costruito su richiesta di Bartolomeo Tristano e realizzato dall’architetto vignolese Jacopo Barozzi (soprannominato IL VIGNOLA).
Il palazzo ha un corpo di fabbrica di pianta leggermente rettangolare a cui sono annesse due ali laterali; quella di sinistra contiene la famosa scala elicoidale.
Si sviluppa su quattro piani: il piano interrato ed il piano terra rialzato erano destinati alle cucine, agli approvvigionamenti e all’andamento della casa; il piano nobile era la parte dove il feudatario viveva e riceveva, mentre il sottotetto era destinato alla servitù.
Nell’ala di sinistra del Palazzo Barozzi troviamo la splendida Scala Elicoidale che svetta verso l’alto per un’altezza totale di m 12,33 contando ben 106 scalini. Armoniosa ed elegante è l’unico collegamento verticale tra i vari piani. Si svolge per tutta la sua altezza in ben 5 cicli, uno dei quali collega il piano terra al primo piano e i rimanenti due il primo piano al secondo.

Completamente aerea, non ha altri sostegni che una colonna situata nel seminterrato e, nei piani superiori, dal muro perimetrale dove sono 2incastonati”, come gemme, i gradini autoportanti.
Si tratta di un magnifico esempio di Scala Elicoidale che si svolge verso l’alto con un’inclinazione variabile, che cambia mano a mano che si sale, appoggiandosi sempre di più al perimetro
esterno in modo da alleggerire il centro. La sezione trasversale del soffitto risulta inclinata e
questo aumenta l’effetto vorticoso dello sviluppo elicoidale della scala nello spazio.
Uno spettacolo architettonico dal forte impatto visivo e scenografico che lascia tutti a bocca aperta davanti alla sua magnificenza.

Nel corso del tempo il suo aspetto ha subito qualche modifica e quello che possiamo ammirare oggi non è lo stesso del 1567. Per esempio le pareti nel ‘500 erano semplicemente tinteggiate di bianco e il vano Scala venne decorato nell’ ‘800. Negli anni ’40 infine le pareti vennero nuovamente imbiancate ed è soltanto da pochi anni, grazie ad un intervento maestrale, sono state restaurate e le possiamo ammirate in tutto il loro splendore.
Visitate Palazzo Barozzi, ne vale veramente la pena e lasciatevi cullare verso l’alto dal lento e sinuoso svolgersi della Scala Elicoidale che abbellisce questo monumentale Palazzo rinascimentale.


Scale Elicoidali in Toscana – Campanile del Duomo di Pietrasanta
Il Campanile del Duomo di Pietrasanta che fiancheggia la Collegiata, fu costruito tra il XV e il XVI secolo.
Alto 36 metri, al suo ingresso presenta una magnifica Scala Elicoidale i cui lavori furoni diretti dallo scultore e architetto fiorentino, Donato Berti.

Il campanile cinquecentesco del Duomo di San Martino a Pietrasanta in provincia di Lucca, un parallelepipedo in mattoni alto circa trentacinque metri con un estradosso non finito che rivela l’intenzione di un mancante rivestimento marmoreo, cela al suo interno un tesoro architettonico di probabile idea michelangiolesca.
Una straordinaria scala elicoidale laterizia autoportante pensata come fosse una gigantesca scultura inversa scavata per via di ‘levare’ all’interno di un monolite di muratura, trattato come se fosse marmo e rimasta quasi sconosciuta per circa cinquecento anni.
Il manufatto architettonico è stato realizzato in concomitanza al periodo in cui Michelangelo Buonarroti soggiornò a Pietrasanta tra il 1516 e il 1519 a motivo dell’estrazione dei marmi per la realizzazione della facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze, voluta da papa Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico Medici.
La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni.

La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni. Tale innovazione costruttiva supera l’usuale impostazione statica del trilite come quella ad esempio della rampa realizzata da Bramante nella Villa Belvedere dei Musei Vaticani. Recenti studi hanno evidenziato che la superficie volvente della scala è un elicoide cerchiato aperto, determinato dalla curvatura dell’aggetto che sostiene lo sbalzo della scala. La canna vuota del vano scala riproduce una colonna d’aria che ricalca le dimensioni della colonna Traiana di Roma e tutta la struttura è impostata secondo il canone mensorio del piede e del palmo romano.

La peculiarità di questa architettura rinascimentale sta proprio nell’innovativa creazione e sovradimensionamento rispetto all’uso di questa scala di servizio che conduce alla cella campanaria che per sua fattura avrebbe potuto essere in legno o di gradini a sbalzo incastrati a mensola nella muratura

La particolarità della prospettiva sia dal basso che dall’alto del vano scala e della torsione ascendente della grandiosa vite funzionate da rampa-autoportante i gradini, assume significato proprio grazie alla luce e le sue tonalità, che rivela la matericità della tessitura laterizia dell’elicoide cerchiato, e il gioco delle ombre e delle penombre mostra il carattere scultoreo di questo volume coclide. Plastico quasi organico, più che architettonico lo spazio costruito, le cui straordinarie matrici geometrico-compositive evidenziano l’esistenza di una ‘colonna di vuoto‘ imprigionata in un monolite come idea connaturata nell’essenza delle cose che l’azione scultorea ‘a levare’ rende palese.
La genialità concepitiva dell’architetto trasfigura l’interno del campanile in una dialettica dinamica tridimensionale ove il positivo diventa negativo, cioè la colonna oggetto tangibile è qui rappresentata dal vuoto. Intorno ad esso come un fusto si avvolge il ‘cartiglio scala‘, idealizzando forse proprio il ricordo di quello scultoreo della Colonna Traiana.