Scale Elicoidali a Pianta Ovale – da Roma a Modena oggi ci fermiamo a Vignola per ammirare la Scala Elicoidale di Palazzo Barozzi

Palazzo Barozzi è un elegante palazzo rinascimentale costruito negli anni 1560-1967 costruito su richiesta di Bartolomeo Tristano e realizzato dall’architetto vignolese Jacopo Barozzi (soprannominato IL VIGNOLA).

Il palazzo ha un corpo di fabbrica di pianta leggermente rettangolare a cui sono annesse due ali laterali; quella di sinistra contiene la famosa scala elicoidale.

Si sviluppa su quattro piani: il piano interrato ed il piano terra rialzato erano destinati alle cucine, agli approvvigionamenti e all’andamento della casa; il piano nobile era la parte dove il feudatario viveva e riceveva, mentre il sottotetto era destinato alla servitù.

Nell’ala di sinistra del Palazzo Barozzi troviamo la splendida Scala Elicoidale che svetta verso l’alto per un’altezza totale di m 12,33 contando ben 106 scalini. Armoniosa ed elegante è l’unico collegamento verticale tra i vari piani. Si svolge per tutta la sua altezza in ben 5 cicli, uno dei quali collega il piano terra al primo piano e i rimanenti due il primo piano al secondo.

Scale Elicoidali - Edilco Scale

Completamente aerea, non ha altri sostegni che una colonna situata nel seminterrato e, nei piani superiori, dal muro perimetrale dove sono 2incastonati”, come gemme, i gradini autoportanti.

Si tratta di un magnifico esempio di Scala Elicoidale che si svolge verso l’alto con un’inclinazione variabile, che cambia mano a mano che si sale, appoggiandosi sempre di più al perimetro

esterno in modo da alleggerire il centro. La sezione trasversale del soffitto risulta inclinata e

questo aumenta l’effetto vorticoso dello sviluppo elicoidale della scala nello spazio.

Uno spettacolo architettonico dal forte impatto visivo e scenografico che lascia tutti a bocca aperta davanti alla sua magnificenza.

Scale Elicoidali - Edilco Scale

Nel corso del tempo il suo aspetto ha subito qualche modifica e quello che possiamo ammirare oggi non è lo stesso del 1567. Per esempio le pareti nel ‘500 erano semplicemente tinteggiate di bianco e il vano Scala venne decorato nell’ ‘800. Negli anni ’40 infine le pareti vennero nuovamente imbiancate ed è soltanto da pochi anni, grazie ad un intervento maestrale, sono state restaurate e le possiamo ammirate in tutto il loro splendore.

Visitate Palazzo Barozzi, ne vale veramente la pena e lasciatevi cullare verso l’alto dal lento e sinuoso svolgersi della Scala Elicoidale che abbellisce questo monumentale Palazzo rinascimentale.

Scale Elicoidali - Edilco Scale

Scale Elicoidali - Edilco Scale

Scale Elicoidali in Toscana – Campanile del Duomo di Pietrasanta

Il Campanile del Duomo di Pietrasanta che fiancheggia la Collegiata, fu costruito tra il XV e il XVI secolo.

Alto 36 metri, al suo ingresso presenta una magnifica Scala Elicoidale i cui lavori furoni diretti dallo scultore e architetto fiorentino, Donato Berti.

scala elicoidale duomo di pietrasanta

Il campanile cinquecentesco del Duomo di San Martino a Pietrasanta in provincia di Lucca, un parallelepipedo in mattoni alto circa trentacinque metri con un estradosso non finito che rivela l’intenzione di un mancante rivestimento marmoreo, cela al suo interno un tesoro architettonico di probabile idea michelangiolesca.
Una straordinaria scala elicoidale laterizia autoportante pensata come fosse una gigantesca scultura inversa scavata per via di ‘levare’ all’interno di un monolite di muratura, trattato come se fosse marmo e rimasta quasi sconosciuta per circa cinquecento anni.
Il manufatto architettonico è stato realizzato in concomitanza al periodo in cui Michelangelo Buonarroti soggiornò a Pietrasanta tra il 1516 e il 1519 a motivo dell’estrazione dei marmi per la realizzazione della facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze, voluta da papa Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico Medici.

La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni.

Il campanile cinquecentesco del Duomo di San Martino a Pietrasanta in provincia di Lucca, un parallelepipedo in mattoni alto circa trentacinque metri con un estradosso non finito che rivela l’intenzione di un mancante rivestimento marmoreo, cela al suo interno un tesoro architettonico di probabile idea michelangiolesca. Una straordinaria scala elicoidale laterizia autoportante pensata come fosse una gigantesca scultura inversa scavata per via di ‘levare’ all’interno di un monolite di muratura, trattato come se fosse marmo e rimasta quasi sconosciuta per circa cinquecento anni. Il manufatto architettonico è stato realizzato in concomitanza al periodo in cui Michelangelo Buonarroti soggiornò a Pietrasanta tra il 1516 e il 1519 a motivo dell’estrazione dei marmi per la realizzazione della facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze, voluta da papa Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico Medici. La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni.

La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni. Tale innovazione costruttiva supera l’usuale impostazione statica del trilite come quella ad esempio della rampa realizzata da Bramante nella Villa Belvedere dei Musei Vaticani. Recenti studi hanno evidenziato che la superficie volvente della scala è un elicoide cerchiato aperto, determinato dalla curvatura dell’aggetto che sostiene lo sbalzo della scala. La canna vuota del vano scala riproduce una colonna d’aria che ricalca le dimensioni della colonna Traiana di Roma e tutta la struttura è impostata secondo il canone mensorio del piede e del palmo romano.

La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni. Tale innovazione costruttiva supera l’usuale impostazione statica del trilite come quella ad esempio della rampa realizzata da Bramante nella Villa Belvedere dei Musei Vaticani. Recenti studi hanno evidenziato che la superficie volvente della scala è un elicoide cerchiato aperto, determinato dalla curvatura dell’aggetto che sostiene lo sbalzo della scala. La canna vuota del vano scala riproduce una colonna d’aria che ricalca le dimensioni della colonna Traiana di Roma e tutta la struttura è impostata secondo il canone mensorio del piede e del palmo romano. La peculiarità di questa architettura rinascimentale sta proprio nell’innovativa creazione e sovradimensionamento rispetto all’uso di questa scala di servizio che conduce alla cella campanaria che per sua fattura avrebbe potuto essere in legno o di gradini a sbalzo incastrati a mensola nella muratura.

La peculiarità di questa architettura rinascimentale sta proprio nell’innovativa creazione e sovradimensionamento rispetto all’uso di questa scala di servizio che conduce alla cella campanaria che per sua fattura avrebbe potuto essere in legno o di gradini a sbalzo incastrati a mensola nella muratura

La particolare torsione ascendente della scala elicoidale interna si avvolge su se stessa intorno al vuoto centrale senza alcun sostegno al centro estroflettendosi dalla muratura con un aggetto creato dalla stessa per la particolare e sapiente geometria della posa in opera dei mattoni. Tale innovazione costruttiva supera l’usuale impostazione statica del trilite come quella ad esempio della rampa realizzata da Bramante nella Villa Belvedere dei Musei Vaticani. Recenti studi hanno evidenziato che la superficie volvente della scala è un elicoide cerchiato aperto, determinato dalla curvatura dell’aggetto che sostiene lo sbalzo della scala. La canna vuota del vano scala riproduce una colonna d’aria che ricalca le dimensioni della colonna Traiana di Roma e tutta la struttura è impostata secondo il canone mensorio del piede e del palmo romano. La peculiarità di questa architettura rinascimentale sta proprio nell’innovativa creazione e sovradimensionamento rispetto all’uso di questa scala di servizio che conduce alla cella campanaria che per sua fattura avrebbe potuto essere in legno o di gradini a sbalzo incastrati a mensola nella muratura.

La particolarità della prospettiva sia dal basso che dall’alto del vano scala e della torsione ascendente della grandiosa vite funzionate da rampa-autoportante i gradini, assume significato proprio grazie alla luce e le sue tonalità, che rivela la matericità della tessitura laterizia dell’elicoide cerchiato, e il gioco delle ombre e delle penombre mostra il carattere scultoreo di questo volume coclide. Plastico quasi organico, più che architettonico lo spazio costruito, le cui straordinarie matrici geometrico-compositive evidenziano l’esistenza di una ‘colonna di vuoto‘ imprigionata in un monolite come idea connaturata nell’essenza delle cose che l’azione scultorea ‘a levare’ rende palese. La genialità concepitiva dell’architetto trasfigura l’interno del campanile in una dialettica dinamica tridimensionale ove il positivo diventa negativo, cioè la colonna oggetto tangibile è qui rappresentata dal vuoto. Intorno ad esso come un fusto si avvolge il ‘cartiglio scala‘, idealizzando forse proprio il ricordo di quello scultoreo della Colonna Traiana.La particolarità della prospettiva sia dal basso che dall’alto del vano scala e della torsione ascendente della grandiosa vite funzionate da rampa-autoportante i gradini, assume significato proprio grazie alla luce e le sue tonalità, che rivela la matericità della tessitura laterizia dell’elicoide cerchiato, e il gioco delle ombre e delle penombre mostra il carattere scultoreo di questo volume coclide. Plastico quasi organico, più che architettonico lo spazio costruito, le cui straordinarie matrici geometrico-compositive evidenziano l’esistenza di una ‘colonna di vuoto‘ imprigionata in un monolite come idea connaturata nell’essenza delle cose che l’azione scultorea ‘a levare’ rende palese.
La genialità concepitiva dell’architetto trasfigura l’interno del campanile in una dialettica dinamica tridimensionale ove il positivo diventa negativo, cioè la colonna oggetto tangibile è qui rappresentata dal vuoto. Intorno ad esso come un fusto si avvolge il ‘cartiglio scala‘, idealizzando forse proprio il ricordo di quello scultoreo della Colonna Traiana.